Un pizzico di sorridente follia
Una prefazione di Eugenio Riccomini
(agli articoli 2003-2004 raccolti nella sezione "Il libro")
”C’è come un pizzico di sorridente follia, del tutto insolita, in queste colloquiali argomentazioni che Davide Ferrari manda a zonzo per l’etere elettronico, sperando che qualcuno le acchiappi; e terminano assai spesso, infatti, con un punto interrogativo, con una domanda che sollecita aiuto, suggerimenti, collaborazione, spunti magari anch’essi insoliti, o balzani e, beninteso, sorridenti. La cosa è insolita, appunto: perché l’autore di questi testi è consigliere comunale, ed anzi capogruppo dello schieramento di sinistra; sostiene, cioè, un ruolo che da sempre s’immagina come piuttosto serioso e austero, alieno da fantasie e facezie. Anzi: è doppiamente insolita; perché, per mezzo secolo, qui da noi quel ruolo è spettato sempre a rispettabilissimi membri del Partito Comunista, e mai a nessuno di loro era capitato di sedere sui banchi dell’opposizione, a far le pulci al governo della città.
Davide Ferrari è il primo (e l’ultimo, se Dio ci aiuta, e se ci aiutiamo noi tutti) a trovarsi in questa situazione. E forse è anche per questo che è incline, piuttosto che ad asserire, a girovagare con la fantasia per la sua, e nostra città, immaginandola più bella e amena e gradita; per tutti, s’intende: come ci si attende da un rappresentante della Sinistra, che non starebbe lì, da quella parte, se non nutrisse speranza di migliorare il vivere dei suoi compagni, e dei suoi vicini, e insomma dei suoi simili. A dare una scorsa a questi suoi scritti, che paiono buttati giù di fretta, prima che l’idea inattesa prenda forma di proposta o di progetto, s’avverte però una conoscenza anche minuta di tanti aspetti della città, dei suoi quartieri, delle persone che ci vivono; e ci si accorge che le sue fantasie sgorgano da altrettante situazioni di incongruità, di sbadataggine, di trascuratezza e insomma di malgoverno; da mille occasioni che lo mettono a disagio, e di cui ha notizia perché è appunto suo compito conoscere la città, ascoltare le insoddisfazioni dei cittadini, disegnare qualche intelligente rimedio. Non poche di quelle insoddisfazioni, di cui probabilmente i cittadini stessi hanno solo confusa conoscenza, nascono non tanto da cattiva volontà di chi ci governa; quanto piuttosto da una diffusa carenza di immaginazione, di fantasia.
E così, andando in giro e guardandosi attorno, Ferrari percepisce di continuo situazioni irrisolte, opportunità non messe a frutto, occasioni perdute. Ne parla, suppongo, con i tanti amici che s’è fatto, negli anni, in consiglio comunale e, ancor più, animando quella “Casa dei pensieri” ove, in ogni festa dell’Unità, i pensieri si affollano e si rinvigoriscono nel confronto; i pensieri, merce così rara, di questi tempi, e anche così trascurata e talora, spesso, derisa. Appaiono, in questi suoi appunti,le carenze della città. Ci sono, ad esempio, i luoghi vuoti, che non si sa perché debbano restare vuoti. Vuoto è, ad esempio, il vastissimo slargo di Piazza Otto Agosto, ove il monumento a quella lontana insurrezione popolare sventola la sua bandiera su un immenso lastricato deserto. Non è, questa, un’occasione perduta? Certo che sì; e Ferrari, ecco, s’immagina di colmare quel vuoto di colori che si muovono al vento. E poco discosto da lì, il giardino della Montagnola non ha più (e chi li ricorda ancora, oggi?) i tanti busti marmorei che, come al Pincio romano, ricordavano ai cittadini di oggi i cittadini di un tempo, che diedero tempo e vita alla nostra città. Perché, si chiede Ferrari, non rimettere a posto quei volti di ottimi concittadini, anche se nel frattempo hanno subito qualche sfregio e la maggior parte di loro non ha più il naso? Si potrebbe fare una istruttiva galleria dei nostri antenati senza naso, ma con una breve biografia accanto; così, almeno, si saprebbe chi sono stati quei padri della patria che per noi, per i meno vecchi fra noi, sono solamente nomi di vie, magari centralissime (via Farini, piazza Minghetti, viale Quirico Filopanti: sì, ma chi erano? Bel quiz, senza risposta).
E così via, toccando i luoghi e gli argomenti più diversi, e però tutti uniti dal gran desiderio di rimettere in circolo un amore per la città che sembra sopito, anche per assenza di immaginazione, o per ignoranza o incapacità di affrontare le cose. Un esempio ancora, l’ultimo e, però, il più lampante. Si sono spesi quattrini per rimettere in sesto una sala del palazzo civico, ove ora si celebrano una gran quantità di matrimoni (più che nelle nostre chiese, si dice). Prima si celebravano nella cosiddetta sala rossa, che ha le pareti, appunto, ricoperte di stoffa damascata rossa, come usava agli inizi dello scorso secolo. Le nozze in una sala rossa, si vede, non erano gradite ad una giunta ove quel colore proprio non va giù. Ma ci si è tutti dimenticati che, nello stesso palazzo e in posizione assai più comoda, al piano terreno, da più di cent’anni c’è, perfettamente conservata (e anche visitabile e illustrata in catalogo, in occasione della mostra “Aemilia Ars”), una sala splendidamente decorata da Achille Casanova, collaboratore pittorico di Alfonso Rubbiani; e che quella sala era appunto destinata alla celebrazione dei matrimoni civili. Perché, allora, non darle una sommaria ripulita, e rimetterla in onore, e in funzione? Ecco: quesiti di tal genere, Davide Ferrari ne mette in fila a decine.
E, così digitando sulla sua tastiera, informa i cittadini che magari non sanno; e chiede il loro parere, e magari il loro sostegno. Vi pare poco? A me sembra che questa sia una bella impresa, soda nella sostanza e lieve nella forma. E mi pare anche che sia questo un bel modo, senza tirare nessuno per la giacca, di ricordare ai cittadini che questa città è la loro, e che a loro spetta decidere come dovrebbe essere, e come sarà.”
Eugenio Riccòmini
Bologna, 28 febbraio 2004 |